fatti di Roma

I fatti di Roma, purtroppo, danno ragione a chi pensava, e pensa, che l’immigrazione di massa che stiamo subendo sia più un businnes che un’emergenza umanitaria.

E’ tutto un giro di soldi lucrati, da Tizio piuttosto che da Caio, e caricati sulle spalle degli italiani che pagano le tasse. Ci sono soldi per realizzare le strutture, soldi  per foraggiare le varie associazioni che si occupano di accoglienza soldi per mantenere gli immigrati in Italia, soldi per gestire i campi ROM, soldi per le operazioni di inserimento (quasi mai riuscite) nella società italiana, soldi per politici ed intrallazzatori e per tante altre faccende che ora mi sfuggono.

Si badi bene non voglio dire che chi fugge da una guerra non abbia diritto all’accoglienza ma nessuno può affermare che l’enorme massa di persone, che ogni giorno approda in Italia, provenga da paesi in conflitto. La maggior parte di essi, checché ne dicano statistiche spesso addolcite, arriva da noi per un semplice fatto economico. Chi arriva in Italia fa poi fatica a raggiungere la destinazione scelta poiché nella “civilissima” Europa, Francia e Germania in testa, respingono in Italia (paese di approdo) quanti, a qualunque titolo, risultino indesiderabili.

Così uno stato mollaccione, impreparato ed incompetente si trova a gestire una situazione che, obiettivamente, non sa gestire e si ritrova a scaricare sulla popolazione il disagio di un’invasione quantomeno scomoda. Il risultato di questo bel modo di amministrare il territorio è che, ad esempio, nella piccola Rovereto circolano decine di nullafacenti elegantemente vestiti, altrettanti molto meno elegantemente agghindati che ti squadrano con sguardi poco rassicuranti, zingari e mendicanti petulanti che chiedono l’elemosina puntualmente investita in vino, birra o altra merce di scarsa importanza.

A Rovereto viene chiesta ancora disponibilità ad accogliere clandestini dei quali nulla è dato di sapere, ne’ circa la loro propensione a delinquere ne’ sul loro stato di salute; abbiamo visto che i controlli sanitari a Lampedusa lasciano, com’è ovvio, il tempo che trovano. La nostra gente, specie gli anziani, hanno paura ad uscire di casa, specialmente la sera. La percentuale di cittadini regolari di provenienza straniera era, nel 2012, pari al 12,50%, con gli ulteriori arrivi e l’aggiunta degli irregolari a quanto sarà arrivata oggi questa percentuale ? Quale sarà il limite ? Borgonovo Re, in un delirio di onnipotenza, dopo aver assassinato il sistema sanitario provinciale, almeno riguardo all’aspetto del servizio alle comunità, ci racconta oggi mirabilie sulle opportunità generate dai clandestini. A me queste opportunità non sono chiare se per opportunità non intendiamo i quattrini che finiscono in tasca a chi la gestione di questa presunta emergenza sta  governando.

Io vedo solo che il nostro welfare sta drasticamente scemando, vedo che la protezione di stranieri regolari e non ha la priorità sui servizi ai trentini, vedo che tutte le agevolazioni finiscono in tasca, o a favore, di questi ospiti a scapito di chi qui vive, qui ha contribuito alla realizzazione di un territorio autonomo, accogliente e produttivo. Vedo che dobbiamo garantire delle prestazioni sanitarie a chi non ha minimamente contribuito al nostro sistema sanitario, per contro i contributi richiesti agli utenti dello stesso stanno continuamente crescendo e ciò oltre al 5% del reddito personale lordo che ognuno di noi già versa allo stato per questo scopo. Vedo anche che l’edilizia abitativa agevolata è in gran parte destinata a gente che con noi, fino all’altro ieri, non ha mai avuto nulla a che spartire.

E’ ora di un ripensamento sulle politiche di immigrazione, è ora, soprattutto, di fare pulizia nella gestione di questo traffico di carne umana, è ora di mettere il naso nella contabilità delle associazioni lecite, illecite, laiche o confessionali che siano e disinfettare il marcio che costì alberga. Dopo, e solo dopo è lecito ragionare di cristiana accoglienza.

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