665.000 voti persi per strada dal PD

E’ curioso vedere come il Premier si arrabatti a spiegare in ogni dove che ha vinto le elezioni e la scarsissima affluenza, specialmente in Emilia, è un fatto secondario. Curioso davvero se solo si pensa ai 665.000 voti persi per strada dal PD.

E’ vero, altri hanno perso di più e fatto peggio ma, almeno, non esultano. E’ un vizio congenito di Renzi il voler piegare la realtà dei fatti alla sua visione della realtà nazionale, il voler nascondere il crescente malcontento che, attorno al suo nome ed alla sua politica, sta montando nella popolazione. Certo la disciplina di partito ha fatto si che una parte consistente del PD abbia, comunque, rispettato le indicazioni di voto, fa tuttavia pensare il fatto che il “ consiglio “ della sindacalista di ferro abbia prodotto tale sconquasso.

Si potrà dire che in assenza di un’opposizione credibile l’affluenza ne risente e che la certezza del risultato abbia indotto molti a rimanere a casa. A me sembra che i fatti vadano letti in modo diverso e che Salvini sia stato l’unico a saper leggere i malumori di una piazza che non ne può davvero più e chi si spertica a raccontare che anche la Lega ha perso 55.000 voti rispetto alle precedenti regionali omette, maliziosamente, di ricordare il terremoto che ha investito negli anni scorsi il movimento di Bossi.

Il Movimento 5 stelle, vittima del silenzio e dell’assenza in video di Grillo, ha rimediato un sonoro ceffone da un elettorato già stanco della politica parolaia, confusa e contraddittoria del comico genovese. La base grida “ fuori dai palazzi “ ma senza una seria presa di coscienza che l’azione politica non può prescindere dall’assunzione di responsabilità anche questo movimento, interprete non secondario dei mal di pancia del popolo, è destinato ad un progressivo ridimensionamento.

Il centrodestra, ma più segnatamente Forza Italia, infine, ha qualche elemento in più per recriminare sulle disastrose scelte operate nel recente passato, ma anche, se non soprattutto, in precedenza; appare evidente che senza un cambio di leadership le cose non possono che peggiorare. Bisogna vedere se esiste un leader in grado di scalzare Berlusconi: senza questo passo, però, il partito è destinato ad una consistenza inferiore ai piccoli satelliti che tanto disprezza.

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