studio dell’Università di Vienna

Un recente studio dell’Università di Vienna ha stabilito, e a riprova di questo fenomeno c’è un’ampia documentazione, che le persone sono attratte da animali che assomigliano a loro.

Un’analisi più dettagliata eseguita da un gruppo di ricercatori universitari ha evidenziato, inoltre, che quest’affinità non è solo legata all’apparenza, quindi a somiglianze fisiche, ma sembra coinvolgere una dimensione più profonda come quella del carattere per la quale le persone sgradevoli, ad esempio preferiscono i cani aggressivi o chi sceglie il gatto risulta invece più nevrotico.

Questo vale anche per gli animali che tenderebbero a possedere una sorta di “imitazione automatica” (indicatore di empatia) che “può prevalere sia sull’istinto animale sia sull’interesse personale”.

Mah! Mi chiedo allora, chi imita chi quando ci s’imbatte, sui marciapiedi, in quei residui organici d’indubbia natura? Forse il cane imita il padrone che nelle mura di casa sua non usa il water al momento del bisogno impellente? Forse gira per casa incurante di aver sporcato e senza il timore che qualcuno ci finisca malcapitatamente per infilarci un piede?

Se far soddisfare al proprio cane esigenze fisiologiche, anche indifferenti al posto scelto, senza preoccuparsi di pulire fosse esclusivamente una questione di educazione, basterebbe fare una “buona scuola rieducativa”, non per cani, per i padroni su cosa s’intende per principi della civiltà e della convivenza, qualche sonora multa e maggiori controlli.

Il problema è ben più grave, però, e intacca il senso del rispetto per se stessi e per il prossimo, oltre che per il proprio cane. Come può essere affidabile una persona incurante di “risolvere” le deiezioni canine che imbrattano un luogo, frequentato e condiviso da tutti? Con il solo risultato di strade sporche, maleodoranti, livello igienico imbarazzante, vergognoso livello estetico e intolleranza sviluppata verso il genere canino. Le persone che non puliscono, non adempiendo a un dovere e a un obbligo morale oltre che civile, non possono avere i requisiti minimi di igiene ne tanto meno avere cura della propria persona perché una mancanza di questo tipo non può che riflettere carenze di abitudini sane e primarie.

Nel ‘Settecento la pulizia, per esempio, era sinonimo di onestà e se questo parametro di giudizio venisse applicato oggi il risultato sarebbe a dir poco imbarazzante.

Come si può, dunque, recuperare questi atteggiamenti salvaguardaci dalla maleducazione?

Forse facendo scegliere ai cani i loro padroni?

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