via Tommaseo

Il problema della sicurezza sulle strade è una preoccupazione costante a Rovereto e non lascia tregua.

Questa volta però vorrei provare a mettermi dalla parte degli automobilisti che si trovano a fare in conti, tutti i giorni, con ciclisti indisciplinati e pedoni senza regole.

Tempo fa percorrendo il marciapiede in via Tommaseo sono stata superata da una bicicletta che, un po’ distratta, non si era accorta della presenza di una vigilessa nei paraggi. Mi sono fermata di proposito, allora, con l’intento di vedere non solo se la vigilessa accorgendosi avrebbe poi fermato il mezzo che transitava impropriamente ma anche se lo stesso ciclista,  visto il vigile e nel tentativo di non farsi vedere, sfoderasse  un pizzico di buon senso.

E invece no! Non solo la vigilessa non si è accorta di nulla ma chi guidava il “leggiadro” mezzo non si è fatto per nulla intimorito dalla sua presenza.

Allora sono andata io dalla vigilessa cercando di far “passare” la regolare possibilità di poter usare la bici  anche sui marciapiedi, visto il suo tacito consenso di fronte all’evidente infrazione di poco prima.

A parte la “disattenzione” di un tutore dell’ordine e/o il suo soprassedere quello che mi preoccupa di più è questa spudorata mancanza di rispetto delle regole e l’assoluta anarchia e maleducazione sempre più diffusa tra i moltissimi ciclisti che invadono le strade: passano con il verde dei pedoni, occupano le strisce pedonali quando c’è l’obbligo di scendere e spingere la bici, zizzagando tra le auto in coda o, ancora, percorreno a velocità sostenuta zone a traffico limitato e frequentate da molti pedoni.

Questi ciclisti diventano in tal modo un vero e proprio pericolo: per se stessi, dal momento che è facilissimo urtare una bici e provocare danni enormi, ma anche per tutti gli altri a riprova, dunque, di una difficile convivenza fra ciclisti e guidatori di mezzi a motore, con comportamenti errati sia un caso che nell’altro.

Pertanto, anche i ciclisti indisciplinati, quelli quindi che violano il codice stradale, vanno responsabilizzati e formati perché sono, come tutti, utenti della strada.

Sicuramente, in tal senso, è necessario un aumento dei controlli e delle sanzioni nel tentativo di arginare questo “fenomeno di malcostume” che non solo mette a repentaglio la sicurezza di tutti, ma crea disagio e incertezza per chi guida in città.

Non da meno, comunque, il comportamento dei pedoni che accampano diritti e pretese senza attenersi alle più elementari norme del buon senso. Occupano la pista ciclabile, attraversano improvvisamente fuori dagli appositivi percorsi oppure, ancor peggio, attraversano le strisce pedonali con serafica tranquillità, spesso intenti a parlare al cellulare, con l’arroganza di chi pensa di aver sempre la precedenza. Mi spiace il comma 4 dell’art. 190 afferma che “È vietato ai pedoni sostare o indugiare sulla carreggiata (…) è, altresì, vietato, sostando in gruppo sui marciapiedi, sulle banchine o presso gli attraversamenti pedonali (…).”

Spesso, dunque, non è la mancanza di percorsi ciclabili in sicurezza che può salvaguardare l’integrità dei ciclisti e dei pedoni ma la maleducazione e l’irresponsabilità degli uni e degli altri spesso, queste, causa di disordini e insicurezza stradale.

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