acqua !

Il 70 per cento della nostra Terra è coperta di acqua, solo il 2,5 per cento è dolce e di questa solo l’1 per cento è disponibile. Ma non ne abbiamo persa lungo la strada.

 Infatti, la quantità di acqua è più o meno la stessa che bagnava il pianeta al tempo dei dinosauri. Ma ora siamo più di sette miliardi, e sempre più voraci di prodotti e di piaceri che consumano molta acqua. I più recenti documenti prodotti dall’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per la Tutela Ambientale, ci segnalano che in molte aree siamo giunti al limite di sostenibilità delle risorse idriche, sia superficiali che sotterranee. Nel mentre i prelievi continuano a crescere, sono addirittura triplicati negl’ultimi 50 anni. Il problema è certamente globale, va affrontato con azioni che coinvolgeranno l’intera umanità. Ma ognuno di noi, nel proprio piccolo, è chiamato a contribuire. Su ognuno di noi, infatti, vi è la responsabilità di non sprecare questa straordinaria vitale risorsa.

Un’accresciuta efficienza nelle irrigazioni e nei sistemi di riutilizzo dell’acqua in agricoltura, potranno dare risultati planetari molto significativi. Così come nuove tecnologie, pur se ora assai costose, faranno sì che dissalare l’acqua dei mari e degli oceani non sarà un’utopia, ma una realtà sempre più diffusa, ben oltre gli attuali territori dei Paesi del Golfo, del Giappone e dell’Australia che già, queste tecniche, le utilizzano con successo da tempo.Ma spesso l’approccio globale si scontra con quello locale. E’ nella piccola

dimensione, di territori e di comunità, infatti, che l’acqua è, o può divenire, un problema vero, ossia spesso un tema sottovalutato se non mal governato. In Italia, ad esempio, il problema acqua è enorme, le perdite nella distribuzione e le difficoltà di fornitura e di restituzione all’ambiente sono noti, ma mai, o scarsamente, affrontati. Le situazioni di emergenza idrica sono numerose. Il ciclo integrato dell’acqua richiede capacità progettuali e d’intervento a tutti i livelli istituzionali ed amministrativi, come pure ingenti risorse finanziarie.

Qui le economie di scala giocano un ruolo determinante nell’ottenimento di risultati concreti e duraturi nel tempo.L’Autorità preposta al tema dell’acqua nel nostro Paese, stima in 65 miliardi di Euro gli investimenti necessari per portare l’Italia ad un primario livello di salvaguardia della nostra preziosa acqua, quantomeno accettabile per la sicurezza nostra e delle nostre più prossime future generazioni. Le tariffe oggi pagate da noi cittadini italiani sono molto basse, le più basse in Europa. Siamo sotto 1 Euro e mezzo per metro cubo d’acqua potabile, contro i circa 3 Euro pagati in Germania ed in Austria, i 3 Euro e mezzo della Francia, i quasi 6 Euro della Danimarca. In compenso, siamo autentici campioni nelle perdite, ovvero più del 30 per cento dell’acqua immessa in rete non viene fatturata, mentre in Spagna siamo al 22 per cento ed in Germania al 7,3 per cento. Pochi ma significativi numeri per dirci che gli interventi sono improrogabili. Ma con quali denari? Pubblici o privati? Chi è disponibile ad investire in un settore che in pochi casi garantisce il pareggio di bilancio ? Siamo consapevoli che anche noi cittadini saremo chiamati a qualche sacrificio ? Qui bisogna mettere al bando ogni speculazione ideologica e finanziaria, bisogna parlarci tutti molto chiaramente, è un fatto, per l’appunto, di responsabilità.

In Trentino le cose sono andate e vanno un po’ meglio. Da vent’anni a questa parte, in particolare, ci si è impegnati, come politica e come soggetti gestori, nella direzione di dare all’acqua il giusto valore di bene comune ed irrinunciabile. Gli investimenti, dalla captazione alla restituzione al fiume, sono stati ingenti e continui. Il territorio provinciale è stato monitorato nella sua unicità, individuando in esso la dimensione territoriale minima ed ottimale per garantire a tutti i residenti la medesima qualità al medesimo costo. Certo, un costo non può non esserci, è il solo criterio per non sprecare acqua e per garantirla salubre a tutti. Vari soggetti gestori, comunque sempre pubblici, si sono via via uniti. Ma ne permangono tuttora molti, troppi forse, per perseguire e per ottenere gli obiettivi che la salvaguardia del bene acqua richiede. Oggigiorno quasi metà dei trentini sono serviti da Dolomiti Reti, società del Gruppo Dolomiti Energia, nei cui 1.300 chilometri di reti passano annualmente quasi 40 milioni di metri cubi di acqua.

 Il gruppo industriale Dolomiti Energia è una solida realtà multiutilities (energia, metano, calore, acqua, rifiuti), al 70 per cento pubblica, che ha creato e continuerà a creare le necessarie economie di scala, nonché a garantire risorse finanziarie e professionali, efficacia ed efficienza nei vari servizi gestiti. Bisogna necessariamente continuare in questo positivo percorso aggregativo, stante l’entità degli investimenti che anche qui in Trentino saranno in questo settore cospicui e costanti nel tempo.

Ecco perché invito i Sindaci di Trento e Rovereto, ed i rispettivi Consigli comunali, a ponderare bene la loro decisione di voler “ ri – municipalizzare “ la gestione del ciclo integrato dell’acqua. Non distruggiamo quanto costruito faticosamente nel tempo. Non aggiungiamo ai seppur contenuti sprechi idrici, quelli ben più ingenti che in termini finanziari e professionali tale eventuale scelta inevitabilmente porterebbe con sé.

Chiedo, infine, a chi amministra la nostra Provincia Autonoma e, soprattutto, a chi si propone di governarla nei prossimi anni, di dare organica attuazione ad un progetto che valorizzi e salvaguardi tutta l’acqua del Trentino e non ne frantumi l’intrinseco straordinario patrimonio.

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