Elisa Morolli, alzatrice romagnola

Una ventata di primavera. Solare e piena di energia, Elisa ti mette subito a tuo agio e non smette di sorridere per tutto il tempo.

Anche di fronte a domande “difficili” risponde simpaticamente prendendole per il verso giusto. E questo la rende una giocatrice sulla quale poter contare, come è stato costretto a fare Marco Gazzotti nel corso della partita contro Entu Olbia, giocata a Sanbàpolis il 22 febbraio prima della pausa del campionato prevista per lasciare spazio alla Coppa Italia di serie A1 e A2.

«Vieni che ti offro un caffè». Ci saluta così Elisa Morolli, lalzatrice romagnola classe 93 approdata questanno alla Delta Informatica Trentino Rosa per rivestire il ruolo di vice di Ilaria Demichelis. Durante la gara contro la squadra sarda la giovane pallavolista è subentrata alla regista titolare, costretta a uscire dal campo sul 18-15 del secondo set a causa di un movimento innaturale della caviglia destra e, anche se sono passati alcuni giorni, nella voce traspare ancora lentusiasmo della giocatrice.

«Era da tanto che non scendevo in campo e ho cercato di sfruttare al meglio loccasione anche se in quel momento mi è dispiaciuto per Ilaria. Non vorrei mai entrare perché una compagna si è infortunata ma per meriti miei, comunque sono stata contenta, allinizio ho avvertito la tensione, però dopo qualche scambio che mi ha aiutato a rompere il ghiaccio non ho avuto difficoltà.

È stata una bella partita e abbiamo vinto con un punteggio netto, meglio di così non poteva andare. Certo la partita si era messa bene e per me è stato più semplice inserirmi in corsa e per le mie compagne adattarsi al mio gioco con tranquillità, ma le ringrazio: mi hanno fatto sentire come se giocassi sempre».

Quali caratteristiche ha il gioco della numero 5 gialloblù? «A dire il vero non lo so (ammette con umiltà, ndr), ho poca esperienza ma voglio dare la mia impronta e mi alleno e lavoro per passare una palla che smarchi le compagne rispetto al muro avversario, poi magari non ci riesco ma il mio obiettivo è questo. Non è facile entrare dalla panchina, la squadra è impostata in un certo modo, hai paura che i meccanismi provati in allenamento saltino, ma per fortuna non è successo».

Durante la partita Morolli ha servito spesso Lamprinidou che ha risposto subito mettendo a segno punti preziosi. «Mi piace giocare al centro, si costruiscono azioni spettacolari. Certo limpatto iniziale è stato emotivamente forte, allimprovviso mi sono ritrovata catapultata in campo senza quasi nemmeno il tempo di accorgermene, ma in fondo il compito di noi riserve è proprio quello di farci trovare pronte in qualsiasi momento».

«Tornare a giocare dopo tanto tempo è stata una scarica di adrenalina – racconta Elisa– e vivere il clima agonistico ha risvegliato sensazioni che non provavo da un po. Finita la partita, in spogliatoio ho detto alle compagne che stare in campo è unemozione bellissima, soprattutto davanti al pubblico di casa. Mi sono proprio divertita, mi mancava, mi sono detta che è per questo che gioco a pallavolo da tanti anni, per le emozioni che fa provare».

Anche allandata Morolli aveva giocato parte del match contro Olbia. «Sì, è la mia partita (scherza), laltra volta era stata una partita molto combattuta, vinta al tie-break in trasferta, questa volta è andata meglio. Non è stato il mio ingresso a determinare il risultato, ma sono soddisfatta per come sono andate le cose».

I tre punti conquistati grazie al 3-0 (25-21, 25-18, 25-18) hanno portato le gialloblù a consolidare il quarto posto in classifica con 31 punti alle spalle delle squadre più forti con il Neruda Bolzano che ha confermato la superiorità mostrata fin qui in campionato vincendo anche la Coppa Italia (l1 marzo al 105 Stadium di Rimini ha superato 3-0 la Beng Rovigo, prossima avversaria della Delta, ndr).

«Faccio i complimenti a Bolzano che ha vinto meritatamente la Coppa. Per noi sarebbe stato bellissimo arrivare in finale, per me poi giocarla nella mia città avrebbe avuto un sapore particolare, ma mi è dispiaciuto meno uscire dalla manifestazione in semifinale per mano loro visto che sono una bellissima squadra».

«Essere quarte in questa fase della stagione ci fa essere fiduciose e tiene alto il morale perché siamo più consapevoli dei nostri mezzi. Sì, allandata contro Monza e Rovigo abbiamo perso, ma ora abbiamo la possibilità di dimostrare i progressi fatti in questi mesi e che possiamo lottare alla pari.

Contro Rovigo non sarà facile visto che è stata sconfitta in modo netto nella finale di Coppa Italia e vorrà subito riscattarsi, ma noi stiamo lavorando bene e sono carica, sarà un bel banco di prova, le aspetto al varco», sorride Elisa rendendosi conto che parla come se giocasse titolare mentre probabilmente osserverà la partita dalla panchina.

Ma è bello sentirla così: «Le cose che faccio mi piace farle bene, devi partire determinata, convinta, altrimenti non ottieni nulla».

Quando lavori tutta la settimana e poi non giochi magari può capitare di cedere alla tentazione di pensare che quello che fai sia inutile e non è semplice accettare di vivere una stagione in panchina, allenandosi e lavorando ogni giorno con la stessa intensità.

«Sono convinta che il livello e la qualità del gioco espresso dalle giocatrici titolari dipenda anche da quello delle riserve, quindi mi impegno sempre al massimo.

Quello che facciamo in palestra serve ad affinare le intese, a ridurre i difetti e ognuna deve dare il suo contributo perché la squadra cresce se ognuna lavora sodo cercando di migliorare.

Proprio per questo non mi capita mai di pensare che magari sto lavorando per niente. In campo vanno in sei ma siamo in 12 e se anche una sola di noi pensasse questo, avrebbe riflessi negativi su tutto il gruppo. Non puoi sapere quando arriverà il tuo momento quindi devi essere sempre pronto, e anche se occorre pazienza limpegno ripaga sempre, soprattutto perché lo fai per te stessa e per il tuo futuro».

E proprio parlando di futuro domandiamo ad Elisa se spera di rimanere a Trento, scoprendo un po alla volta i suoi obiettivi e la sua storia. «Restare? A dire il vero non ci ho ancora pensato, cerco di godermi quello che sto vivendo, a Trento mi trovo molto bene, è una città universitaria, vivibile, e sto facendo unesperienza magnifica sotto diversi punti di vista

La Società poi mi è venuta incontro visto che frequento Informatica, un settore che mi è sempre interessato.

I primi due anni li ho fatti a Cesena, questanno mi sono trasferita qui conciliando la passione per la pallavolo con lesigenza di continuare luniversità, così la mattina frequento le lezioni e poi il pomeriggio recupero le sedute pesi che le compagne svolgono appunto la mattina. 

Finché posso mi dedicherò alla pallavolo, ma è importante tenersi aperte tutte le porte, mi piacerebbe diventare programmatrice e poi avendo studiato ragioneria vorrei mettere a frutto questi studi».

Le domande si susseguono velocemente dando vita ad una piacevole chiacchierata, un botta e risposta che svela la simpatia e la determinazione della giovane alzatrice.

«Non avrei mai detto che sarei arrivata in serie A, a Trento, ma la pallavolo è una passione profonda, non so se riuscirei a vivere senza. Da piccola ho provato altri sport e mi ero appassionata al nuoto, ma quando ho dovuto scegliere non ho avuto dubbi».

Il padre Luigi ha allenato a Pesaro e a Forlì in A1 e A2 e ora è il commissario tecnico della Nazionale di S. Marino, mentre la mamma, Doria Carnesecchi, ha giocato a Ravenna, Forlì e Pesaro quindi, forse, le cose non potevano andare diversamente. «Sì, mamma e papà mi hanno portata in palestra fin da bambina e anche mia sorella Cecilia gioca già in Under 16 nel ruolo di schiacciatrice. Ha 13 anni, ma è più alta di me», racconta Elisa sorridendo.

Il ruolo dellalzatrice è fondamentale: devi far girare bene la squadra, variando il gioco e mettendo le attaccanti in condizione di esprimersi al meglio. Tattica e fantasia sotto rete al servizio delle compagne.

«In realtà ho iniziato a giocare come attaccante, poi non essendo molto alta, mi hanno cambiato di ruolo e non ero contenta. Crescendo ho capito che quello dellalzatrice è il ruolo più importante, sei tu la mente della squadra, ed è una bella responsabilità, ma al tempo stesso dà molta soddisfazione.

Devi essere un po psicologa, avere intuito per capire per esempio se servire di nuovo una compagna che ha appena sbagliato oppure lasciarla rifiatare, saper gestire momenti in cui sei in svantaggio e approfittare delle difficoltà delle avversarie».

Il rapporto tra allenatore e regista è molto stretto proprio perché lalzatrice è il perno su cui ruota lintera squadra.

«Il tecnico più significativo? Sono stata fortunata, il primo è stato mio padre che mi ha allenata a Viserba, in B2 (2008/09, ndr). In palestra era strano chiamarlo per nome, ora, se gli domando un consiglio lui non si pronuncia, dice che devo chiedere al mio allenatore.

A Forlì dove ho vissuto due stagioni in B1 con lAICS (dal 2009 al 2011, ndr) ho incontrato Andrea Simoncelli, era la prima volta che vivevo fuori casa e lui mi ha buttata in campo dandomi la possibilità di mettermi alla prova. Mi diceva di tirare indietro i pollici per dare più spinta al pallone (mima il gesto ridendo, ndr), anche adesso ci sentiamo ogni tanto e mi chiede ancora dove vanno i pollici.

Nel 2011 sono tornata a Viserba e lanno successivo con Matteo Solforati abbiamo conquistato la promozione in A2, una meta inaspettata, sicuramente la soddisfazione più grande che mi ha dato la pallavolo».

Nel 2013 Morolli disputa la quinta stagione in B1 nella Stampitalia Azzurra Casette (Ascoli Piceno) guidata da Federico Domizioli, formazione che ha chiuso al quarto posto il girone C di serie B1 femminile mancando di poco laccesso ai playoff promozione.

Poi il trasferimento a Trento con il passaggio dalla B1 alla A2, un bel salto per la gialloblù partita da Rimini, cresciuta nelle giovanili della Scavolini Pesaro arrivando alla serie C nel 2007 e disputando nello stesso anno da finalista il Trofeo delle Regioni.

«Sapevo che lUniversità è davvero buona, e che la Trentino Rosa è unottima Società quindi mi sono proposta ai dirigenti. 

A giugno sono venuta a fare un allenamento, mi sono detta “male che vada tornerò a casa”, invece è andata bene oltre al fatto che la Società permette di portare avanti sport e università. 

Certo in A2 limpegno è maggiore, ma non volevo avere rimpianti

Ho pensato “ci provo”, è una sfida con me stessa, in un ambiente stimolante, e alla mia età è un treno che non sai se torna, quindi non potevo lasciarmi sfuggire questa possibilità. Poi, come dice sempre il mio babbo, sta a me saperla sfruttare al massimo ed è quello che sto cercando di fare».

Linserimento in squadra è stato positivo anche se avendo davanti a sé una giocatrice come Ilaria Demichelis è difficile ritagliarsi un po di spazio in campo. «Con lei mi trovo bene, ognuna fa del suo meglio, non cè rivalità. Ha molta più esperienza di me e sa gestire situazioni delicate, e se sono in difficoltà mi dà consigli.

Prima di venire a Trento giocavo titolare, qui anche se non lo sono Marco (Gazzotti, ndr) mi dedica molte attenzioni, è un allenatore che cerca di capirci e prenderci per il verso giusto, non è semplice, abbiamo personalità diverse.

Se sono cresciuta? Penso di sì, stando fuori è difficile mantenere la concentrazione, ma si impara molto anche osservando le partite. Un occhio esterno è sempre utile: se entro è perché qualcosa non funziona e bisogna cambiare e se non stai attenta non puoi capire dove devi intervenire.

Per quanto riguarda la tecnica, non giocando con una certa continuità non mi rendo conto se sono migliorata, ma sicuramente Marco mi sta dando la possibilità di raggiungere un certo livello in serie A e già il fatto di lavorare qui è una bella opportunità.

Il mio obiettivo è quello di diventare più forte psicologicamente, consapevole che certe cose le so fare e ormai fanno parte del mio bagaglio tecnico».

Lo scorso fine-settimana Elisa ha approfittato della sosta di campionato per andare a Rimini. «Non capita quasi mai di avere due giorni liberi, così sono tornata a casa, ho visto la finale di Coppa Italia femminile di A1 (vinta da Novara che ha battuto Modena 3-1, ndr), poi mi sono rilassata stando in famiglia e con le mie amiche. Il tempo libero è sempre poco e quello che ho lo dedico allo studio, mi piace leggere ma anche se inizio un libro, poi non riesco ad andare avanti. Adesso per esempio sono ferma a pagina 10 dellultimo libro di Fabio Volo già da qualche settimana», ammette ridendo la pallavolista.

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